MG Crossbone X2 Ver.Ka

I gotta say… this is an old gunpla design and it shows, a lot!

YARRRR!

I love the Crossbone, so I like its looks, but many of the connections are quite loose: I had to tighten the bicep/shoulder peg (bad idea to begin with) otherwise the weight of the weapons would probably pull off the arms.

And, I had to mask and paint all the yellow trim on the shoulders (that was Chiara’s steady hand, actually!) and weapons, because they’re molded completely in dark blue (or grey, which is wrong anyway). The yellow is not quite the right tone, it should be more orange, but I decided this was enough (it’s not bad for brush painted details).

This specific model’s signature weapon should be a long handheld cannon but… honestly it looks very boring, I prefer the ver piratey saber and “flintlock” pistol.

So, to sum up… I still love the Crossbone even if the kit is a bit disappointing in its engineering. I would welcome a 2.0 of the whole MG line… and to people considering it I’d suggest only getting the MGs if they are fans of the model, otherwise choose the RG which seems to be very well engineered.

Desura II (non-scale mecha colle Bandai)

This was a quick diversion: the mecha colle ships are tiny, but jam-packed with surface details. I had this build for a while (it’s only a handful of pieces on three small runners), but I took the time to actually finish it.

Primed with Tamiya Fine Light-Gray Surface Primer and base coated with Tamiya Blue Gloss (TS-15) rattlecan, I then painted in the light areas with a tiny brush and Vallejo acrylics (first some white primer, and then white, and some super diluted red to give it a bit of blending).

The whole thing was then slathered with Tamiya Black Panel Line wash, and when it was dry I removed a lot of it using cotton-buds and some isopropyl alcohol.

I decided against trying to paint the dark maroon of the inside of the cannons because I didn’t have the right color, and I figured they would be so dark, and so small, that they’d be hard to see. Same with the bridge “bubbles”: so tiny!

On the plus side… the Mecha Colle kits always look SO DAMN GOOD!

Guida Minima per la vostra sicurezza online

Una guida per principianti alla sicurezza delle proprie password, account e dati con metodi gratuiti che richiedono solo un minimo di impegno all’inizio, ma che diventano presto buone abitudini.

È da tanto tempo che mi riprometto di scrivere questa guida… il suo obiettivo è dare delle istruzioni su cose basilari che potete fare per essere più sicuri online e per evitare che vi rubino gli account, o vi perdiate le password.

Non vi consiglierò di togliere Windows dal PC (anche se sarebbe una bella idea), ma solo cose facili facili che vi possono salvare la vita.

Questo lo stato delle cose a tutto Febbraio 2020… di sicuro il futuro porterà novità.

Ma a me non serve!

...balle! Purtroppo è molto diffusa la scarsa percezione di quanto sia importante proteggersi online, e diciamo che molti siti ci mettono del loro nel cercare di convincervi che tanto le vostre password non valgono niente.

Ecco, vi sbagliate.

La vostra posta non interessa a nessuno? Vero, probabilmente. Ma chi abbia il controllo della vostra email può facilmente cambiarvi le password sul sito dell’INPS, appiopparvi degli abbonamenti (che poi dovrete pagare, anche per disdire a volte), o anche cancellare TUTTO quello che avete, solo per gioco.

Siete davvero pronti a perdere per sempre le foto dei vostri figli/nipoti?

Le Basi: il Browser

Il Browser è il principale strumento con cui andate online, quindi vale la pena di prendere qualche provvedimento basilare.

Quale browser?

In questo momento, nel 2020, Firefox. Esistono altre opzioni, sì, ma sono da specialisti, oppure sono brutte opzioni (Internet Explorer, Edge) oppure è Chrome, e il browser di Google ultimamente è molto pesante e anche un po’ invadente. Consideriamolo una buona seconda scelta… ma dovrete trovare plugin equivalenti a quelli che suggerisco (e i Container non esistono per Chrome, almeno all’inizio del 2020).

E per il cellulare? Anche. Stesso discorso esatto.

Impostazioni di base del Browser

Dopo aver installato il browser, create l’account Firefox come vi consiglia, per parecchi buoni motivi: i vostri dati vengono criptati con la vostra password, e salvati al sicuro. Preferiti, password salvate (ne parliamo sotto), componenti aggiuntivi, anche la lista dei tab aperti (se usate più computer e cellulari può essere comodo). Non solo: Firefox e la Mozilla Foundation recentemente hanno aumentato le iniziative a favore della privacy e sicurezza dei propri utenti, lavorando anche dietro le quinte per bloccare alcuni dei cookie di tracker più invasivi.

Ma ora, un po’ di configurazioni di base (tranquilli, se avete fatto l’account come detto sopra, lo dovrete fare una sola volta, più o meno per sempre).

Installate nel browser (cliccando sul link sotto o cercandoli nell’apposita pagina di impostazioni) le seguenti estensioni:

  • uBlock Origin: blocca le pubblicità moleste, velocizza (a volte di molto) la navigazione, rende leggibili molti siti di notizie. Se non avete mai usato un AdBlocker prima, vi chiederete presto come facevate a farne a meno. Non solo: negli ultimi anni la stragrande maggioranza dei malware (virus, e altra roba brutta) ha raggiunto gli utenti attraverso pubblicità online furbette. Eliminare! Se avete il browser impostato in Italiano, uBlock si scaricherà da solo anche le liste di blocco per le pubblicità dei siti italiani. Comodo, no?
  • Privacy Badger: qualcuno dei trucchetti usati da Facebook, Amazon e altri ancora meno raccomandabili per tracciare le vostre abitudini online sfugge ad uBlock… e lo acchiappa Privacy Badger. Male non fa (e non vi pagano abbastanza per i dati che vi rubano, fidatevi). Le versioni recenti di Firefox tra l’altro lavorano in questo senso già out-of-the-box.
  • Facebook Container e Google Container: non vi dico di non usare Facebook, ma almeno che stia dentro i propri confini (discorso simile per google). Questi plugin (non intrusivi) fanno sì che siate loggati su Facebook solo nei tab dove lo state usando, e vi segnalano con una piccola icona di attenzione eventuali componenti delle ALTRE pagine che, se cliccati, mandano dati a Facebook. Sì perché magari non lo sapevate ma se siete dentro FB in un tab, loro sono in grado di tracciare su mooolti altri siti cosa state facendo. Di nuovo… Zuckino non vi paga abbastanza. Per chi si sente intraprendente, consiglio anche Firefox Multi-Account Containers che è un po’ la versione multiuso di questi plugin, e vi permettono di segregare quali siti preferite (tipo che so, WhatsApp Web).

Mettete al sicuro i vostri file

Alle password ci arriviamo tra poco, tranquilli, prima pensiamo a mettere al sicuro i vostri file più importanti (e nel processo vi semplificate anche parecchio la vita). Usate uno di questi servizi (o un altro, ma questi li conosco):

  • Dropbox. Probabilmente lo conoscete già; è il servizio di sincronizzazione file più vecchio e funziona bene. L’account gratuito ha diverse limitazioni, e ultimamente sta diventando un po’ fastidioso, ma continua ad essere una buona opzione (anche se hanno una reputazione non proprio specchiata per quanto riguarda la protezione dei dati).
  • pCloud. Servizio simile a Dropbox, con meno fronzoli, ma più spazio nell’account gratuito (10 Gigabyte sono parecchi, se ci tenete solo documenti, bollette etc.), opzioni a pagamento a prezzi molto interessanti (anche “lifetime”, invece di pagare ogni mese) e opzionalmente una cartella criptata end-to-end (che significa che anche volendo loro non potrebbero consegnare i vostri dati a chicchessia, al contrario di Dropbox). Bonus: l’azienda è svizzera (ha sede nel canton Zugo) e quindi segue leggi sulla privacy dei dati molto migliori di quelle americane.

Ora che avete un programma che vi salva i file in Cloud, ricordatevi di usarlo! Nel caso di pCloud vi consiglio di creare una cartella di sincronizzazione, così che i file rimangano disponibili anche senza Internet (come Dropbox). Ricordatevi, questo NON è un backup (che va fatto su un dispositivo a parte, offline) ma è meglio di niente. E vi permette di accedere agli stessi file su un altro computer, o sul cellulare.

Oh nota a margine… attivate il backup delle foto in Google Photos, in qualità “normale”: backup automatico di tutte le immagini del cellulare, spazio infinito gratis. Volendo lo fanno anche Dropbox e pCloud, e ve lo chiederanno, ma vi occupano spazio nell’account cloud. Seriamente. Non so quante volte ho sentito “eh avevo delle belle foto ma ho cambiato telefono/si è rotto/me l’hanno rubato e sono perse per sempre”.

Stesso discorso per i contatti: non esiste al mondo, nel 2020 (ma nemmeno nel 2010) che la vostra rubrica non sia sincronizzata! Sempre parlando di Android, andate su Google Contacts dal pc e controllate se vedete la vostra rubrica. Se la risposta è no, nel 90% dei casi la colpa è di Samsung o di chiunque produce il vostro cellulare che imposta a casaccio le cose: informatevi su come attivare o riattivare la sincronizzazione dei contatti sul cellulare, e poi ricontrollate; un’altra cosa a cui non dovrete mai più pensare.

Gestione delle Password

Ok, ora veniamo alla parte succosa. Lo sapete vero che usare la stessa password, per giunta magari un po’ troppo facile da indovinare, su più di un sito è una pessima idea, vero? So anche che lo fate. Oh se lo fate, non negate!

Come si risolve la cosa? Con un minimo di sbattimento iniziale (lo so, è un tema ricorrente) e con un po’ di autodisciplina in seguito.
Prima cosa: salvare le password in Firefox? Non è il massimo, ma fatelo, almeno per i siti meno critici: di nuovo, se avete fatto l’account Firefox le sincronizzate e non dovreste più perderle. Per quelli più a rischio (email, banche) personalmente lo sconsiglio, anche se dovrebbero essere criptate e sincronizzate in modo che in Mozilla non le possano aprire.

Quello che vi serve, comunque, è un Password Manager. Un programma che archivi e ricordi per voi le password.

Keepass (setup su PC)

Esistono password manager commerciali (Lastpass, 1Password, e altri), ma non ve li consiglierò per due motivi: sono a pagamento (vi avevo promesso metodi gratuiti), e dovete fidarvi di un’azienda (americana di solito) che stia davvero criptando tutto, e bene. Invece, potete scaricare Keepass, che è gratis, open source, e multipiattaforma (io lo uso su Linux da anni).

Vi descrivo come lo uso io… se siete DAVVERO paranoici troverete il mio setup un po’ lasco (ma se siete così paranoici cosa siete qui a leggere una guida per principianti?): installato il programma, lanciatelo e fategli creare un nuovo archivio password. Quando vi chiede dove salvarlo, fate una cartella “keepassdb” dentro Dropbox o una cartella sincronizzata di pCloud. Scegliete una passphrase, non una password (più parole, con gli spazi o meno) che sia difficile abbastanza, ma non impossibile da digitare o ricordare. Il metodo “correct horse battery staple” proposto da Xkcd non è perfetto ma è meglio della password VivaJuve1977 che usate ora.

Ok, ora che avete un archivio password su cloud siete a cavallo. Ogni volta che vi registrate su un nuovo servizio ricordatevi di aprire Keepass, creare una entry assicurandovi di scrivere il nome utente e l’indirizzo del sito in questione (se è un sito) e usate la password generata dal programma. Va benissimo una password lunghissima: io nemmeno le leggo. Andate in “reset password” del sito e mettete la password appena generata con Keepass (e salvate l’archivio!).

D’ora in poi, quando il browser dovesse richiedervi di nuovo di mettere utente e password, potete semplicemente recuperarle da Keepass.

Ebbene sì, io non conosco la mia password (a memoria) sul 99% dei siti.

Esistono plugin di Firefox e Keepass per semplificarsi ulteriormente la vita, soprattutto per l’inserimento automatico (senza dover andare in Keepass a cercare utente e password) ma non voglio allungare troppo il brodo… potete cercare KeePass-Http-Connector e Keepass Helper – URL in title se volete approfondire.

Keepass (sullo smartphone)

E qui arriviamo a “perchè abbiamo salvato le password sul cloud??”, non è insicuro? No, non lo è, perché abbiamo scelto una password tosta (…vero??): nemmeno i servizi segreti americani potrebbero aprire l’archivio .kdbx di Keepass rubato dal vostro Dropbox.

In compenso, il vostro archivio delle password è ora a vostra disposizione online in qualunque momento, e senza pagare l’abbonamento di LastPass!

Quindi, installate Keepass2Android (esistono una o due altre implementazioni, ma non le conosco) e fategli aprire l’archivio password da Dropbox. Verrà tenuto in cache locale (criptato) e poi sincronizzato a ogni apertura dell’App, oltre che dopo ogni salvataggio sul cellulare. In questo modo avete in punta di dita esattamente le stesse password che avete faticosamente salvato sul pc (e viceversa).

Vi farei vedere uno screenshot del mio KeePass tutto agghindato con le iconcine custom per categorie e singole entry… ma KeePass impedisce gli screenshot per motivi di sicurezza. Bravo Keepass!

Una funzione fantastica di Keepass2Android è l’AutoFill: assicuratevi che sia abilitato nell’app (Impostazioni -> App -> AutoFill). Quando serve inserire utente/password in qualche applicazione, Android dovrebbe proporvi l’opzione “Autofill with Keepass”, che apre l’applicazione, e tenta di capire quale password volete.

Anche qui, le prime volte non può sapere quale entry: scegliete “Choose another entry” (o qualcosa di simile), trovate l’entry dell’app o sito che vi serve, selezionatela e poi dite all’App di ricordarselo. Il db delle password viene salvato, e per la prossima volta che capiterà non dovrete far altro che scegliere “Autofill” e sbloccare il database. Ah, e funziona anche nel browser del telefono (bisogna premere nel campo vuoto per un paio di secondi, e nel menu del copia e incolla premere i 3 pallini del menu: lì c’è l’opzione Autofill).

E se uso un iPhone? Spiacente, mai usato iOS, non saprei… voglio sperare ci sia un equivalente (probabile, ma altrettanto probabile che costi una ventina di dollari).

Hey, ma con pCloud come funziona?

Eh, la documentazione non è chiarissima, ma funziona.

Sul pc, in pCloudDrive, create una cartella Applications nella root, e sotto di essa una cartella Keepass2Android.

Dovete tenere il database .kdbx di keepass in questa cartella. A questo punto su Keepass2Android riuscirete ad aprirlo. Anche in questo caso, va fatto giusto una volta. Di nuovo, vi conviene impostare un pCloud Sync di questa specifica cartella da qualche parte nei vostri documenti, sul PC, e usarla con Keepass: in questo modo ogni variazione sarà salvata automaticamente.

Autenticazione a 2 Fattori (2FA)

Pensavate fosse finita? Nah, ma quasi. E questo argomento è estremamente importante.

L’autenticazione a 2 fattori (d’ora in poi, 2FA) richiede che per accedere a un account serva qualcosa che sapete (la password) e qualcosa che avete (un “token”, come quelli delle banche col numerino che cambia ogni pochi minuti).

Questo significa che se anche qualcuno riuscisse a rubarvi la password, o a indovinarla, etc… non potrebbe comunque entrare, perchè non avrebbe il token! E non sono scenari ipotetici, personalmente ogni tanto mi arrivano email di avviso che da qualche parte nel mondo hanno provato ad entrare nel mio account… ma sono tranquillo perché è praticamente impossibile senza il token 2FA.

Ora, usare un token fisico costa un sacco di soldi, e perfino le banche stanno cercando di eliminarli, ma ma esistono alternative, ovvero delle app che fanno lo stesso lavoro. Una delle più comuni e diffuse è il Google Authenticator, che però ha parecchie limitazioni un po’ ingenue. Io vi consiglio invece…

andOTP

Installate l’app dal Play Store e poi andate ad attivare la 2FA in tutti i siti che ve lo permettono… seriamente, è uno dei sistemi di protezione degli account migliori disponibili al momento. Ah e se possibile non usate la 2FA che funziona mandandovi un SMS: primo, se il vostro cellulare non prende siete fregati (tipo all’estero, in roaming sfigati, etc), secondo, non è così difficile, in realtà, intercettare gli SMS. Possibilità remota, ma esiste.

La procedura è quasi sempre la stessa: il sito vi mostra un QR-Code, voi andate in andOTP e cliccate “Aggiungi” (il + in basso a destra), scegliete “Scan QR Code” e inquadrate lo schermo. Basta mettere un nome e scegliere un’icona (per comodità)… Ora inserite il numero generato per confermare che avete fatto tutto giusto, e il gioco è fatto.

Oh dimenticavo… si, dovete inserire un PIN per sbloccare andOTP, e si, dovete farlo davvero. Giusto di recente leggevo di un malware che riesce a rubare i codici dal Google Authenticator (equivalente ad andOTP, di Google), e ci riesce perché l’app di google non ha alcun blocco!

E se mi chiudo fuori di casa?

Può capitare, ed è assolutamente una circostanza che dovete tenere in mente.

Recupero Password

Nell’eventualità che abbiate perso una password, potete generalmente usare la procedura per il reset, e questo già lo sapete… ma per poter resettare la password avete bisogno di riuscire ad entrare nella vostra email. Per questo considero la password per accesso all’email una delle più critiche, e per questo penso dovreste attivare la 2FA sull’email: se non avete accesso all’email rischiate di chiudervi fuori da un sacco di account… e dall’altra parte, se qualcuno che non siete voi ha accesso alla vostra email, può rubarvi tutti quegli account senza che nemmeno ve ne accorgiate. Se il vostro provider di email non fornisce l’opzione della 2FA… cambiate provider. Ma tipo ieri.

La “cassetta delle emergenze”

Considerate quindi la possibilità di crearvi l’equivalente informatico della cassetta con dentro il minimo necessario per le emergenze mediche, da tenere in un luogo sicuro (Avete una piccola cassaforte in casa magari? O anche sul fondo del cassetto dei maglioni, meglio di niente!). Generalmente parlando una chiavetta USB basta e avanza… l’importante è che la usiate POCO, non la teniate attaccata a nessun computer, e che i suoi contenuti non finiscano MAI online.

Sopra vi consiglio di salvare:

  • Una copia del database .kdbx di KeePass. Non sarà super aggiornato (dovrete ricordarvi di ricopiarlo ogni tanto) ma è meglio di niente.
  • Un file di testo con le 3-4 password che non tenete in Keepass, se ci sono… tipo quella del database di Keepass stesso. Sinceramente questa cosa di tenerla assieme al file mi dà fastidio anche nella chiavetta “d’emergenza” perchè se la perdete o ve la rubano… not good. Pensateci.
  • Copie dei codici di recupero delle 2FA. Ogni volta che attivate una 2 Factor Authentication, il servizio vi mostra una decina di numeri e vi dice di salvarveli… ecco, quei numeri sono altrettanto critici quanto le vostre password in chiaro. Salvateli in Keepass (avete notato che nel tab Advanced potete inserire File Attachments? Ecco, lì) ma anche su un file che stia al sicuro… o stampatene delle copie cartacee da tenere assieme alla chiavetta. Se vi si rompe il telefono con su andOTP è l’unico modo per rientrare in quei servizi… o quasi (vedi sotto).
  • Backup di andOTP. Una delle feature migliori di andOTP è che può salvare un backup, protetto con password o anche criptato in altri modi. Di nuovo, non volete perdervi le 2FA.
  • Un po’ di documenti basilari… tipo le scansioni dei documenti d’identità.

Argomenti Avanzati

No, not really, ma come detto all’inizio questa è una guida base: ognuno degli argomenti trattati può essere reso più sicuro o più comodo (o entrambe le cose).

Generalmente parlando, nell’ambito della privacy e della sicurezza online quello che dovete decidere è quanto volete essere paranoici. Oltre un certo livello, se una cosa è scomoda o difficile, rischiate poi di dimenticare di farla.

Alcuni esempi:

  • Email: gmail è comodo, lo so, ed è gratis… è anche piuttosto sicuro (le policy di 2FA di Google sono molto buone), ma è pur sempre un servizio finanziato vendendo agli inserzionisti pubblicitari i dati aggregati presi dalle vostre email. E ovviamente google può leggere tutte le vostre email e nel caso girarle senza dirvelo alle autorità, e così via. Una ottima alternativa (con un’opzione base gratuita, anche se limitata a 500MB di casella) è ProtonMail, un provider di email criptate end-to-end (che significa che l’azienda non può aprire le vostre email, anche volendo) con sede legale in Svizzera.
  • VPN: quando vi collegate a un wifi diverso dal vostro, soprattutto in luoghi pubblici, le vostre comunicazioni private passano attraverso sistemi che non conoscete, o potrebbe esserci qualche allegrone che con vari metodi riesce ad intercettarvi. Gli aeroporti sono particolarmente famigerati per essere pericolosi. Se usate una VPN (conessione criptata con un server conosciuto, in pratica) riducete di molto i rischi. Attenti però a non installare VPN gratuite di aziende misteriose, altrimenti siamo daccapo, anzi peggio. Di nuovo, esiste ProtonVPN, fatta dalla stessa azienda di ProtonMail, ed ha una opzione gratuita.
  • GPG/PGP: sono sistemi di crittografia storici, relativamente complessi da usare, ma se per esempio avete ProtonMail allora avete anche una chiave GPG; con quella chiave pubblica potete per esempio criptare il backup di andOTP con una protezione a prova di bomba (e pure di servizi segreti) installando OpenKeyChain su Android
  • Tor e browser speciali: ci sono un sacco di opzioni in questo senso, ma in generale si usano per fare in modo che la propria navigazione sia meno intercettabile. Negli ultimi anni con lo sviluppo di TorBrowser e altri il sistema è diventato molto accessibile anche a utenti meno tecnici.

Statistics Counts!

Infographic for 2018 Social security stats

I was selected among the yearly 3% of the population in Switzerland to do a questionnaire about some stats; not a full census, just a few questions about housing, education, personal transport.

Not only the questionnaire is well implemented on the web (and I could have easily done it on a smartphone), it was pretty quick and painless… and at the end I was treated to a nice page of infographics explaining why my involvement is important, because statistics help making informed policy decisions, and so on. Again, very well made page, nice infographics, enthusiastic but professional tone… all in 4 languages, obviously (Italian, German, French and English… no Romantsch, strangely)!

This is one of the small ways this country delights me: bureaucracy… that WORKS! Amazing.

Here, see for yourself!

Food!

This specific post is an oddity mostly because I’m Italian, I realize.
If you have interacted with any of us for any length of time you know we tend do care about food. And I mean A LOT.

So, when moving to Switzerland, food was not particularly high in my list of reasons: I mean, we live a stone throw from the Italian border anyway, we can go for groceries in Italy, and so on.
What I didn’t expect was… many foodstuffs are actually better in the land of cheese and clocks! And no, I don’t mean cheese, either.

You see, Switzerland has this strange (from a European citizen POV) status: it’s in the middle of Europe, but without being part of the EU. It has free movement of citizens according to Schengen’s treaty, but not of goods. One of the many consequences of this is a slightly more protectionist internal market, with many brands, company and products that are present in Switzerland but not elsewhere.

And not just that: the confederation is trying to maintain a healthy agricultural sector, both with actual handouts (or tax cuts) to farmers (especially in the mountains) and with limits on import. This is especially true for a few products like milk and meat, which have higher prices (sometimes a lot higher) than in Italy. While this can suck, it also translates in a much more liveable farming business, stricter health and quality of life rules for cattle (mass cattle farming is illegal in Switzerland).
Another aspect is that some products have pretty small production numbers (often because there are explicit limits set from the confederation, but also simply because there’s only so much farmable land to go around), so they tend to go on the internal market: an unexpected consequence of this is that for example fruits can be harvested knowing they’ll only travel a few hundreds of kilometres at most… so they are actually picked up when ripe! Mind boggling I know.

All this foreword about international trade to say what?
Well, that meat, milk, butter, and even chicken are surprisingly good here in the Confederation!

I can actually find apricots and peaches (Peaches! Sometimes even nectarines!), generally from the Vallese Canton, that are ripe and tasty, ALMOST like those I used to eat directly from the tree when I was a kid.

Roasted chicken is an actual Swiss specialty (they use some kind of marinade and then cook it to perfection).

And butter! You see… all the milk cream in Italy (almost all of it) goes into Parmigiano making (and for good reason: Parmigiano has a huge market and nets better prices), but this means it’s really hard to get real butter in Italy. There is a product made in a different way (not by churning milk/cream) that can be legally called butter but let me tell you, as someone who saw the light after buying Swiss real butter… it’s not the same thing.

Who would have thought?

Musai Light Cruiser (1/1200 Bandai)

This kit, one of the iconic Zeon space warships in the original Mobile Suit Gundam show, is part of a campaign of reprints of old 80s kits by Bandai: really charming, they come with a fully authentic and very retro box with original box art, and so on… the kit is the same as it was 40 years ago too, though.

Bandai’s plastic model kit tech has come a long, long way in the intervening years, let me tell you: the kit is not snap-fit, requiring glue for each and every piece… which wouldn’t be a big problem, if most of the pieces weren’t two halves glued together, even when it would seem trivial (to my “modern” eyes) to make a single piece. This means lots and lots of seam lines, the biggest and ugliest of which goes down the whole body of the ship, in the middle.
Hell, even the manuals show how they refined the whole plamo thing to an art: the manual here is a single sheet with so-so instructions. Doable, no problem, but a long shot from the modern standardized icons of gunpla manuals!

Giant Seam Attack!

But anyway, I’m not complaining: it was a pretty fun build. It’s not perfect but I decided perfect is the enemy of fun (besides being the enemy of done). It’s good enough for me 🙂

All the parts were glued together using Tamiya plastic cement (mostly the orange cap Limonene one, but here and there also some super-thin), then clamped where possible, and sanded down. The giant central seam-line was also reduced a bit using Vallejo Plastic Putty (applied with a brush and then diluted/stippled with water): it’s still visible, but subtle enough not to look horrible.

I then primed the whole thing with Tamiya Fine Light-Gray Surface Primer and the basecoat is Tamiya Luftwaffe Light Green (AS-23), which I chose through the scientific process of eyeballing. Turns out, it’s pretty much a perfect hue for the Musai! Much darker than the color of the plastic, but it looks good.

Additional details were brush painted in with Vallejo acrylics, and lining was done with Tamiya Black panel lining wash.

The kit still needs a couple of fixes, and then a nice matte varnish coat and a different stand: the provided one is pretty ugly and most importantly shaky.

Cars Cars Cars

It’s not like this is some special exclusive of the Swiss, but… boy do the Ticinese love their cars! Since moving here, I got used to see much more often a number of car types that are… not so common in Italy.

Among them are…

Vintage Cars: for a while there’s even been someone who parked in the same spot in front of the mall where we often eat lunch several different vintage, perfectly restored cars. We think this is actually a garage owner advertising his skills and/or catalogue (see: that’s what the pictures in this post are).

Sporty and/or custom cars: there’s a clearly above-than-average presence of cars with custom parts, odd colors, custom wheels and giant spoilers… not to mention, slightly less flashy cars that are still waaay overpowered, especially if you consider how speed limits are actually lower than in Italy, and much more strictly applied. I often refer to a certain kind of car as “hot-wheels-like”. But even more apparently innocent station-wagons often can reveal themselves as Skoda Octavia RSs (a sensible family car that goes to 100Km/h/60Mph in little more than 6 seconds).

4WD and offroaders: Switzerland is very mountainous, and many people live high up in the valleys (where it tends to snow a lot), so… it makes sense. Still, it’s sometimes odd noticing just how many all-wheel-drives cars are around. Not to mention, the venerable Steyr-Puch Pinzgauers! These small vehicles of ’60s Austrian origin can be 4 or 6WD, with small wheels and very low centers of gravity: they are workhorses that people with vineyards built on steep hills like a LOT.

American cars! Yeah, they’re rarer now, but they are still far more common than in Italy! By “American cars” I don’t mean Ford, but the stereotypical US muscle-car, some big pick-up trucks (I saw an Escalade in a mall’s lot and it was almost comically oversized with respect to everything nearby), and (I swear) even an old giant station wagon with wooden panelling on the sides, possibly a Buick? (I think they stopped making them 60 years ago in Italy). It’s less odd than it would sound when you consider how, especially in the past, the Swiss had to import cars anyway (Switzerland is not in Europe, after all), plus there is no national industry to protect.

Diabolik’s Jaguar

…and big, pretty pricey cars in general. It is true, after all, that wages are generally way better here: Audis, especially the smaller ones, are everywhere ’round here. Not that Inner-Swiss (especially the many of Italian origins) sneeze at Alfa Romeos: I see them on the highway, with the Zurich, Bern and Luzerne plates, going down to Italy for the weekend 😀

Blue Collar Helicopters?

I know helicopters might be a rather common sight in the US (according to your pop media, every local TV in urban areas has at least one traffic helicopter, plus maybe one to follow police chases), but believe me… where I grew up, I only ever saw a helicopter up close once a year during they cycling race “Milan-Sanremo”, because they were doing aerial shots and the race passes right in front of my parent’s house.

Even after moving near Monza, you only ever saw several helicopters when the Formula1 was in town: VIPs coming and going from Milan Linate airport to the racetrack, once a year.

Here in Ticino… it’s odd. It seems like helicopters for “blue collar” tasks are more common.

Eliticino chopper on firefighting duty (image courtesy of Wikimedia)

There’s a company, imaginatively named Eliticino (it’s Elicottero in Italian, vs Helicopter in English), whose choppers I see pretty often: they are used to move heavy loads up and down high hills and mountains, or to-and-fro in places with little in the way of roads, almost always flying around with some 50 meters of steel cable dangling from the aircraft. One time there was one a few meters above the building in front of where I work: it was acting as a crane to put the glass-cleaning gear on the building. I mean… a job you’d expect from a normal crane, not a flying one (the building is like 6 stories, not a skyscraper).

Oh and we often see one of their helicopters (with the black and white livery) “parked” in a grassy field enclosed by the on-ramp of the highway: they have a chain-link fence and gate, they cross the road and go eat their lunch at the mall nearby. Then they’re back to work. It’s… odd.

Bonus: Switzerland is very mountainous (duh, I know), so heli rescue is very important. Many people here (I might even say MOST people) have a Rega membership: it’s the non-profit org that comes to your rescue if you are stuck on the Alps, but also if you crash your car on a small road up the hills, or you get lost while looking for mushrooms in the woods. If you are a card-carrying member, you get a big discount on a (not small) part of the fee (that is generally not fully covered by health insurance).

Oh and they have really stylish full-red-with-white-cross liveries (the Swiss flag).

A Rega rescue helicopter (image courtesy of Wikimedia)

License Plates

There are no “vanity” license plates in Switzerland, just like there are no vanity plates in Italy.

Well, kinda.

The car of the Neighbour of the Beast!

See, in Italy, the way I grew up with, the license plate is tied to the specific car for its entire life: when a new car is bought it gets a plate, and it stays with that VIN forever, even if the car is sold, until it gets officially destroyed (there is paperwork involved). If your license plate is stolen, you are in a world of trouble: issuing a new one is a hellish (and costly) procedure.

In Switzerland, on the other hand, the license plate is personal: it gets issued to a person, and only linked to a car while one owns it. More than that: the plate is mounted in a way that makes it fairly easy to remove it, and the law allows you to have one set of plates for more than one vehicle (you just need to inform the DMV-equivalent of the switch IIRC)… you can even get a discount on your vehicle tax if the second one is of a different class and gets secondary use (classic example, using the same plate on your car and on your RV/Camper that you use only for vacations and trips). When you sell your car, you keep the license plates, and put them on your new car (or you hand them back).

But… what about vanity plates?

Well, technically Switzerland has no vanity plates, but there is a sort-of-exception: plate numbers get reused all the time, and are originally issued progressively, with the exception of very low numbers. Plates with 4 digits or less are the Swiss (or at least Ticinese) vanity plates: they are sold at annual auctions by the DMV (the few that become available) and very low numbers can cost A LOT (like… 5 digits lot).

I heard that “TI 1” (Ticino’s number one plate) is on a Rolls Royce in Lugano. Spiffy cars often have very low digit counts on the plate, or some special number: I know a man in a nearby town gifted his two sons with 83 and 85 (or something like that… the years they were born). I remember seeing TI 7777 on a fleet car of a Casino.

So yeah, they managed to invent a way to make something exclusive when it was fairly prosaic.

Bonus oddities: licenses can’t be sold privately. It’s yours for life, but you can inherit them. Five digits licenses can be exchanged between two willing parties if they convene at the DMV and pay a small sum (I have no idea why). And finally… yes, people did find a way to circumvent the prohibition on selling licenses, in a very Swiss way. If you have, say, a 1984 Ferrari GTS (Magnum PI’s car), and you paid for a special license (1984), you create a company which owns the car as its only asset and then… if needed, you can sell the company!
The license goes with the owner… which is the company, not a person.
Yes, that’s a LOT of effort for a number on a couple of metal plates.

Oh and a final oddity: did you know? License plates are searchable on the DMV’s website, and you get name and address of the owner. Madness!
Luckily, you can ask for it to be unlisted for privacy reasons (und I diiid!).

Stock Photo Rep?

This is kind of a follow-up to the post about the tendency of the Swiss to estabilish personal, real-human to real-human relationships when interacting with institutions and companies.

Sometimes this translates in people being very trusting of your word (another thing we Italians tend to notice as odd), sometimes… Sometimes you get an email from your ISP, and instead of the usual super fake stock photo of some random young and good looking guy (more often, girl) depicting your “generic customer services rep”, you get this:

I mean, I can’t tell for sure, it might still be a stock photo, but I wouldn’t be surprised at all to discover this lady actually is one of the people that will answer your calls.
It’s a small thing, but… they didn’t choose the run-of-the-mill young-and-pretty (and fake) image: this is an older lady, and certainly not a model. A nice change of pace.

Brutal!

Look at those stark reinforced concrete walls!

Switzerland has a deep connection with Brutalist architecture (after all, the movement is considered to have its roots in LeCourbousier among others), and while by and large Brutalism has mostly died down around the world by the early Eighties… Not so much in Switzerland! Or, at least, here in Ticino (the Italian-speaking, southernmost Canton).

I mean… Mario Botta, famous starchitect, has his studio less than one km from my house, and boy does he like the geometric shapes, the stark lines and the naked concrete. And it’s not just him: the propensity for the use of naked, unpainted concrete in very rational-shaped buildings is alive and well around here.

But, you might think, how is this a “Swiss Oddity”?

Check again the opening photo. I drive by it almost every day. Fancy, uh? You’d think it was some office building, or modernist house. But no…

It’s the tractor garage of a farm!
A fancy, super modern, brutalist tractor garage.

To compound the oddity, the farm is part of the Canton’s Agronomy School and Farm (translating roughly) and its main building, on the opposite side of the road, is a 1700s villa.

Potted Plant

Yes, it’s an abstract plastic bonsai.

It’s deliciously silly and I love it.

It’s a tiny plastic kit (it’s like… 3cm tall?) I just got from Japan yesterday and decided to spiffy it up a bit: the original pot is the same brown plastic/color of the trunk and you are supposed to stick some black cardboard to it… no way!

I busted out my Vallejo acrylics and layered some white primer, then black, then old brass, and finally some verdigris effect; all finished with gloss varnish. Oh and the “dirt” is black plus flat brown plus smoke wash. I gotta say, I’m surprised how nice the overall effect came out.

It’s the latest addition to my nerd corner in the office. It will fit right in.